John Grant

26 luglio 2014

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“it’s hard to imagine a more enjoyable and rewarding hour of music being released this year than Pale Green Ghosts: self-obsessed but completely compelling, profoundly discomforting but beautiful, lost in its own fathomless personal misery, but warm, funny and wise.
The Guardian – 5 Stars ***** (Album Of The Week)

“an album that, rather than juggling empty pop–song clichés, opts to expose the rawest emotional nerves: truth and beauty, rather than lies and blather.”
The Independent – 4 Stars **** (Album Of The Week)

“The abrupt changes between lush vintage balladry and stark electro ensure that Pale Green Ghosts is not as instantly cohesive as Queen Of Denmark. But it is arguably more satisfying, in its artistic courage, its refusal to meet expectations, and its willingness to paint a brand new picture of a gay demi-monde where the triumphs and tragedies have a deeper resonance than simple melodrama or camp… A masterpiece”
UNCUT – 8/10

“Grant’s rich voice dovetails beautifully with the silvery synths of ‘GMF’ and ‘Vietnam’… This is audacious stuff from one talented motherfucker.”
NME – 8/10

L’autore del capolavoro Queen of Denmark torna in Italia reduce dal successo dell’utimo album, Pale Green Ghosts, uscito per Bella Union e osannato da pubblico e critica!
Dopo l’eccezionale album di debutto Queen of Denmark vincitore del MOJO’s Album of 2010, e di altri innumerevoli premi, John Grant non si è seduto sugli allori ma si è dedicato con passione alla scrittura di un nuovo album che senza dubbio sottolinea il suo raro e carismatico talento.

Registrato in Islanda con la partecipazione di Sinead O’Connor (guest vocals), di Biggi del collettivo islandese elettronico GusGus, e di numerosi musicisti islandesi, il bellissimo Pale Green Ghosts aggiunge sublimi note dark e scintillante elettronica alle tipiche ballate vellutate che avevano caratterizzato il primo lavoro dell’artista americano. I temi qui raccontati sono come in precedenza riflessioni coraggiose a volte tristi, a volte ironiche e caustiche sulla sessualità, la religione, la malattia, la depressione e sull’amore omosessuale in una società e in un mondo in cui la libertà sessuale non è autenticamente accettata. Brani che pur non sminuendo la difficoltà e l’oscurità di certi stati d’animo rivelano sempre una vitalità e una fiducia nel futuro potenti e profonde. Se Queen of Denmark può essere definito il suo album Seventies, questo nuovo lavoro è senza dubbio il suo eighties album. Miscelando tutte le influenze e le passioni musicali di Grant Pale Green Ghosts ci regala un artista al suo massimo splendore, capace di stupirci e meravigliarci ancora una volta!

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