clark

Chris Clark è un campione assoluto di musica digitale portata ai confini più estremi. D’altro canto non si è una delle colonne della leggendaria Warp Records fin dal 2001 per nulla (con ben otto album all’attivo, più una svariata serie di EP). Un percorso lungo quindici anni in continua evoluzione: perché il producer anglosassone unisce ad una maniacale padronanza tecnica con synth e software anche un’incredibile attenzione a dinamiche, armonizzazioni, improvvise sospensioni melodiche.

In una scena troppo spesso popolata da artisti ancorati ad un unico suono, Clark è fra le non molte luminose eccezioni: sente sempre e comunque l’urgenza di espandere i confini sonori, sperimentare coi timbri, mescolare analogico e digitale, combinare programmazione digitale ed improvvisazione live. Il tutto con un tocco molto personale e particolare. I suoi set, anche quelli più “dritti” e techno come quelli che sta presentando da un anno a questa parte (un ritorno alle origini, per lui), non sono mai prevedibili o scontati. Richiedono sempre un abbandono emotivo dello spettatore, e la disponibilità a farsi davvero trascinare fino alle frontiere della percezione: con citazioni da rave primi anni ’90 incontrano suggestioni lunari, architetture ritmiche granitiche sanno sciogliersi in improvvise ed imprevedibili deviazioni downtempo. Visto che in particolar modo l’ultima annata particolarmente in forma e prolifico (un album splendido, “Clark”, e tre EP tanto diversi tra loro quanto densi ed ispirati), si ha di sicuro a che fare con uno degli act elettronici più interessanti (ed imperdibili) del 2015.

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